La prima cosa che ho fatto bene è stata arrivare in anticipo. Sul resto c’era ancora da lavorare. Mi sono presentato al campo con la borsa sulla spalla, abbastanza presto da poter rallentare prima dell’ingresso e fingere di essere tranquillo. Avevo controllato il contenuto due volte. Poi, nello spogliatoio, l’ho controllato di nuovo.
Il Ventoriva è a Padova, quindi per me non è un viaggio verso una città nuova. È diverso quello che trovo alla fine della strada. Un gruppo che ha già le proprie abitudini, una panchina su cui non so ancora dove sedermi e Dario Bellori, l’allenatore, che vuole vedere cosa posso dare alla squadra.
Sono qui per un periodo di prova. Il posto non c’è ancora e non voglio raccontarlo come se fosse già mio. Nel borsone c’è quello che mi serve per allenarmi. Non c’è un modo per saltare la parte in cui devo conoscere i compagni, capire i tempi e farmi vedere quando il pallone è da un’altra parte.
All’inizio ho parlato poco. Ho salutato, mi sono cambiato e ho seguito gli altri sul campo. Nel riscaldamento ascoltavo tutto, anche cose che normalmente non ascolterei: una scarpa che strisciava, qualcuno che chiedeva acqua, il rumore dei palloni messi a terra. Mi succede quando penso troppo. Appena ho cominciato a muovermi, è andata meglio.
La prima cosa che ho fatto bene è stata arrivare in anticipo. Sul resto c’era ancora da lavorare.
Nell’esercitazione sono partito a destra. Quando il pallone è arrivato ho portato il primo controllo verso l’interno, col sinistro. È il movimento che cerco più spesso. Mi piace sentire che posso cambiare direzione prima che chi ho davanti si sistemi. Questa volta, dopo quel controllo, ho voluto fare anche la giocata successiva da solo.
Ho perso il pallone e mi sono fermato a guardare. Un attimo, abbastanza perché il compagno alle mie spalle dovesse muoversi al posto mio. Dario mi ha richiamato dentro l’azione. Avevo già pronta una spiegazione sul controllo, sulla distanza, su come pensavo di uscire. Non serviva: la palla era andata e io ero rimasto lì.
Più tardi ho ricevuto ancora nello stesso spazio. Ho visto un appoggio vicino e l’ho usato, poi mi sono mosso per farmi trovare di nuovo. Il passaggio non era difficile. La parte meno automatica, per me, era accettare di farlo subito. Mi ero presentato pensando soprattutto a mostrare cosa so fare col sinistro. La seduta mi stava chiedendo altro, insieme a quello.
Sono uscito con le scarpe sporche e la borsa più pesante di quanto mi sembrasse all’arrivo. Domani vorrei arrivare presto anche per riprovare quel cross finito oltre tutti nell’ultima esercitazione. Il periodo di prova resta aperto. Stasera riordino la borsa, poi provo a lasciare l’allenamento dov’è, almeno fino a domani mattina.
